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Ispica
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top
mwhaIspica (mwhqSpaccaforno fino al 1935) è un mwhgcomune italiano di mwhw16 717 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] del mwjalibero consorzio comunale di Ragusa, in mwjqSicilia.
Contents
• Clima
• Storia
• Origini
• Medioevo
• Simboli
• Società
• Cultura
• Musica
• Cinema
• Economia
• Turismo
• Strade
• Ferrovie
• Porti
• Sport
• Calcio
• Note
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Geografia fisica
Territorio
Situata sul colle Calandra, ad un'altitudine di 170mwkg m mwkws.l.m. e a 7mwla km dalla costa, dista 31mwlq km a sud-est del mwlgcapoluogo consortile.
1. Il territorio ha un'altitudine che va dai 0mwmq m s.l.m. ai 309mwmg m s.l.m.cite-ref-4[4] ed è il sesto della libero consorzio comunale per superficie (113,5mwnw km²). Include il Parco archeologico della Forza, con scavi e reperti fin il mwoa1692, e mwoqCava Ispica, riserva naturale prossima a far parte del Parco nazionale degli Iblei. Inoltre fanno parte le riserve naturali dei Pantani, del Maccone Bianco e dell'mwogisola dei Porri, uno scoglio meta di escursioni subacquee, situato a 2mwow km dalla costa. Ad est, lungo la mwpaCava Ispica, è attraversato dal fiume Busaitone, spesso in secca, le cui acque alimentavano, con il nome di mwpqrio della Favara, i mwpgPantani. La sua costa si estende fra il comune di mwpwPozzallo e quello di mwqaPachino, nel mwqqlibero consorzio comunale di Siracusa, per 13mwqg km di lunghezza, prima con tratti bassi e sabbiosi e poi alti e rocciosi. mwqw"Punta Ciriga", che si trova nel territorio comunale, segna il punto più meridionale del libero consorzio comunale di Ragusa. Attraverso l'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, Ispica viene classificata nella Zona 2 (sismicità medio-alta) della mwraclassificazione sismica.
Clima
Il clima nella città di Ispica è temperato di tipo mwsamediterraneo, è caratterizzato da inverni miti ed estati abbastanza calde. La piovosità è in genere scarsa: una media dei rilevamenti del trentennio mwsq1961-mwsg1990, registrati dalle due mwswstazioni di rilevamento di Gelacite-ref-5[5], e di mwuaCozzo Spadarocite-ref-eurometeo-6-0[6]cite-ref-cozzo-7-0[7] evidenzia, per il trimestre giugno-agosto, precipitazioni di appena 2–3mwwq mm di mwwgpioggia.
L'mwxaumidità relativa media è invece significativa e si mantiene a una media del 72-79%, salvo una flessione al 66-69% nel trimestre giugno-agosto. La mwxqtemperatura media annua oscilla sui 18°-19° mentre il valore della media delle temperature massime del mese più caldo si attesta sui 30°cite-ref-8[8].
Un discorso a parte merita il microclima presente nelle zone costiere del comune: Santa Maria del Focallo, Marza, Ciriga. La presenza del mare e di una zona pianeggiante seppur limitata fa sì che vi siano differenze accentuate rispetto alla stessa città posta su una collina e a 6mwyw km dal mare. In inverno come in estate nelle notti serene e con assenza di vento le temperature possono scendere anche di 3 - 4mwza °C in meno rispetto alla città di Ispica. In estate, specialmente di giorno, la brezza marina molte volte forte è spesso presente e mantiene le temperature molto più fresche e sopportabili anche sui 5mwzq °C in meno rispetto all'entroterra.
Ispica, come del resto tutte le aree a sud e costiere del mwzwLibero consorzio comunale di Ragusa, non ha stazioni meteorologiche. Quindi un'indicazione di massima viene fornita principalmente dai dati rilevati dalla stazione di mwaaCozzo Spadaro, nel territorio di mwaqPortopalo di Capo Passero (mwagSR), essendo ubicata sulla costa e a pochi chilometri dal territorio ispicese:
| COZZO SPADARO (51 metri s.l.m. ) [ 6 ] [ 7 ] . | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| COZZO SPADARO (51 metri s.l.m. ) [ 6 ] [ 7 ] . | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | Anno |
| T. max. media ( °C ) | 15 | 15 | 17 | 19 | 22 | 26 | 30 | 30 | 28 | 24 | 20 | 17 | 15,7 | 19,3 | 28,7 | 24 | 21,9 |
| T. min. media ( °C ) | 9 | 9 | 10 | 12 | 15 | 19 | 21 | 22 | 21 | 17 | 14 | 15 | 11 | 12,3 | 20,7 | 17,3 | 15,3 |
| Precipitazioni ( mm ) | 61 | 43 | 33 | 18 | 13 | 27 | 2 | 5 | 25 | 78 | 51 | 71 | 175 | 64 | 34 | 154 | 427 |
Riguardo alla mwdqclassificazione climatica, Ispica risulta nella zona C, 972 GR/G.
Origine del nome
L'mweaetimologia del nome mweqIspica è incerta. Per alcuni il nome deriva dal mweglatino mwewgypsum ("calce") o dalla frase mwfagreca mwfqgupsike kaminos ("fornace da calce"), che si ricollega anche con il toponimo di mwfg"Spaccaforno"cite-ref-9[9]. Altri sostengono che il nome derivi da quello del fiume mwgwHyspacite-ref-10[10], che scorreva nella vallata. Il toponimo "Spaccaforno" potrebbe derivare dall'unione dei termini "Spacca", derivazione fonetica di "Ispica" e quindi dal latino mwiaspeca ("grotta")cite-ref-11[11], e "forno", indicante le sepolture a forma di forno rinvenute nei pressi dell'abitato. Altri sostengono la tesi che il toponimo deriverebbe invece dalla deformazione della locuzione greca mwjqeis pegas, "verso le fonti" (del fiume Busaitone che attraversa la mwjgCava Ispica). Molto probabilmente tutti i vari passaggi che hanno portato alla denominazione attuale deriverebbero da una corruzione della locuzione latina mwjwHyspicaefundus ("fondo di Cava Ispica").
Storia
Origini
Una mwkwcatacomba mwlapaleocristiana in località San Marco e una necropoli in contrada vignale San Giovanni testimoniano che la zona era abitata in epoca tardo romana. Secondo la tradizione, mwlqsant'Ilarione di Gaza, eremita, avrebbe soggiornato nella regione, in una grotta di mwlgCava Ispica tra il mwlwIII e il mwmaIV secolo, frequentando la chiesetta di Santa Maria della Cavacite-ref-trigilia-12-0[12]. L'antichità della chiesa è sottolineata dalla scritta presente in uno scudo dipinto sul portico: "mwnqAntiquam terra fieret ego sum…" ("Prima che la terra (il paese) fosse io sono…"). La città ha avuto il nome di mwngHyspicaefundus in epoca medievale, successivamente cambiato in mwnwSpaccaforno fino al mwoa1935.
Medioevo
Nel territorio si succedettero le dominazioni mwowsicula, mwpagreca, mwpqromana e mwpgbizantina. Lo storico palermitano mwpwAntonio Mongitore, nel suo mwqaDella Sicilia Ricercata, riferisce che l'mwqqapostolo Paolo avendo soggiornato a Spaccaforno, non lontano dal castello, fece scaturire una fonte, al contatto della cui acqua i serpenti intorpidivano e morivano. La località di Porto Ulisse sulla costa fu usata come porto naturale fino a quest'epoca, come conferma il ritrovamento nel tratto di mare antistante di un relitto datato al mwqgVI secolocite-ref-13[13]. I mwrwmusulmani arabi e berberi dominarono la regione dal IX all'XI secolo. È in questo periodo che nasce la leggenda di una mwsamagha sarachina a cui si attribuisce la costruzione di un centro abitato: secondo tale leggenda la maga fu seppellita a Ispica, e volle trasmettere le sue virtù alle abitanti, che pare le perpetuarono per parecchi secolicite-ref-14[14]. Ad ogni modo la dominazione saracena prese fine quando tutta la Sicilia sud-orientale fu liberata da mwtqNormanni guidati da mwtgRuggero il Normanno. Il primo documento che menziona l'abitato con il nome di mwtwIsbacha è del mwua1093, in una bolla che mwuqpapa Urbano II emanò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione. Un'altra bolla del mwug1169 di mwuwpapa Alessandro III assegnò al mwvavescovo di Siracusa anche le mwvqecclesias quae sunt in tenimento '"Spaccafurni'" cum pertinentiis suiscite-ref-leonardo-15-0[15].
Dopo essere passata nella dominazione mwwwsveva e mwxaangioina, all'inizio del mwxqXIV secolo fu in possesso del viceconte Berengario di Monterosso, tesoriere del regno, che ne fece dono alla regina mwxgEleonora d'Angiò, moglie del re mwxwFederico III.
mwzgPietro II la concesse in feudo al fratello Guglielmo duca di Atene, dal quale passò in eredità al suo maggiordomo Manfredi Lancia. Fu confiscata quindi agli eredi di questi, che si erano ribellati al re mwzwFederico III. Occupata da Francesco Perfoglio nel mw0a1367 gli fu concessa in feudo nel mw0q1375. Il territorio seguì quindi le vicende della contea di mw0gModica e fu in possesso di Andrea mw0wChiaramonte e dopo la sua ribellione fu assegnata dal re mw1aMartino I a mw1qBernardo Cabrera. Nel mw1g1453 passò ad Antonio Caruso di Noto, "maestro razionale" del regnocite-ref-trigilia-12-1[12] e nel mw2w1493 fu portata in dote dalla figlia di questi, Isabella Caruso, al marito Francesco II mw3aStatella e gli eredi ne rimasero in possesso fino all'abolizione della feudalità nel mw3qXIX secolo.cite-ref-leonardo-15-1[15]
Il terremoto del 1693
L'11 gennaio mw5q1693 alle ore 13,30 Ispica fu colpita da un violento terremoto il quale, assieme al mw5gterremoto del 1908, rappresenta l'evento catastrofico di maggiori dimensioni che abbia colpito la Sicilia. Con un'intensità pari a 7,4°cite-ref-16[16] della scala Richter è stato in assoluto il terremoto più intenso mai registrato nell'intero territorio italiano. L'evento sismico ha provocato la distruzione totale di oltre 45 centri abitati, interessando con effetti pari o superiori al X grado MCS (scala Mercalli) una superficie di circa 5600mw6w km² e causando un numero complessivo di circa 60.000 vittime e raggiungendo in alcune aree l'XI grado MCS. Il terremoto rase al suolo l'intera cittadina che prima si estendeva per gran parte all'interno della mw7aCava Ispica. Inoltre scomparve il mw7qFortilitium (castello medievale della famiglia mw7gStatella) e numerose chiese non più ricostruite. Inoltre il sisma inevitabilmente favorì fame e malattie come la peste, la quale colpì chi fortunatamente era sopravvissuto ad esso. Nonostante le numerose perdite, i pochi rimasti ebbero la forza di ricostruire la città, grazie all'aiuto di persone provenienti dai paesi vicini e alla generosa beneficenza dei baroni locali.
Età moderna e contemporanea
La città venne quindi trasferita nella zona pianeggiante al di fuori della cava, sebbene l'antico insediamento non fosse mai del tutto abbandonato. Alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle chiese rimaste in piedi (seppur danneggiate) di S. Antonio e del Carmine, mentre gli altri furono costruite ex novo seguendo una struttura a scacchiera con strade larghe e dritte, secondo il tracciato di due ingegneri venuti da Palermo al seguito di don Blasco Maria Statellacite-ref-17[17]. La nuova mw9qSpaccaforno portò la nascita di bellezze barocche come Santa Maria Maggiore, la chiesa di San Bartolomeo e la S.S. Annunziata e, in seguito, all'arrivo del mw9gLiberty, con Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte di mw9wErnesto Basile. Dal mw-a1816 la città fu incorporata nel distretto di mw-qModica e nella mw-gprovincia di Siracusa, dalla quale passò nel mw-w1927 alla nuova mw-aprovincia di Ragusa.
Nel mw-g1934 il mw-wpodestà Dionisio Moltisanti, sulla scia della politica fascista del cambio dei nomi delle città e con l'avallo del professor Gaetano Curcio, Preside dell'mwaqaUniversità di Catania, chiese al governo, a nome della cittadinanza, il cambiamento del nome di mwaqeSpaccaforno in mwaqiIspica. L'autorizzazione era concessa con mwaqmRegio Decreto di re mwaqqVittorio Emanuele III del 6 maggio mwaqu1935,cite-ref-18[18] pubblicato il 21 giugno successivo.
Il 12 ottobre mwaqs1987 Ispica, su iniziativa dell'allora sindaco Quinto Bellisario, ha ottenuto il titolo di mwaqwcittà con mwaq0Decreto del Presidente della Repubblica mwaq4Francesco Cossiga.cite-ref-19[19]
Feudatari della famiglia Statella mwaru(1511-1816)
| N. | Titolo | Nome | dal | al |
|---|---|---|---|---|
| XVII | conte | Francesco II | 1511 | 1536 |
| XVIII | conte | Ercole II | 1536 | 1561 |
| XIX | conte | Blasco | 1561 | 1578 |
| XX | conte | Francesco III | 1578 | 1625 |
| XXI | conte | Antonio | 1625 | 1651 |
| XXII | conte | Francesco IV | 1651 | 1653 |
| XXIII | conte | Antonio II | 1653 | 1663 |
| XXIV | conte | Francesco V | 1663 | 1710 |
| XXV | conte | Antonio III | 1710 | 1731 |
| XXVI | conte | Francesco VI | 1731 | 1770 |
| XXVII | conte | Antonio IV | 1770 | 1812 |
| XXVIII | conte | Francesco Maria | 1812 | fine feudalità [ 15 ] |
Simboli
Stemma
Lo stemma della città di Ispica riprende l'emblema della casata della famiglia mwaxqStatella che per lungo tempo ha governato sulla città. Esso è uno scudo diviso in quattro parti con all'interno raffigurate due torri e due alabarde. I colori ufficiali sono il rosso e il giallo.
«
Inquartato
: nel 1° e 4° d'oro, all'
alabarda
astata di nero; nel 2° e 3° di rosso, alla torre di pietra, merlata alla guelfa, aperta di nero, fondata sul piano di verde. Ornamenti esteriori da Città.»
Gonfalone
Bandiera
La bandiera è un drappo rettangolare inquartato, nel 1° e 4° d'oro, all'mwax8alabarda astata di nero; nel 2° e 3° di rosso, alla torre di pietra, merlata alla guelfa, aperta di nero, fondata sul piano di verde.
Onorificenze
Titolo di Città
«
Decreto del presidente della Repubblica
Francesco Cossiga
»
—
12 ottobre 1987
Monumenti e luoghi d'interesse
La città comprende un'area di impianto mwayksettecentesco, posteriore al terremoto, con una maglia stradale a scacchiera a strade larghe e diritte, e un'area di impianto medievale con tracciati irregolari; quest'ultima è adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi di una fortezza (mwayofortilitium) e dell'antica città di mwaysSpaccaforno. Grazie alle sue bellezze Ispica aspira a far parte delle mwaywmway0Città tardo barocche del Val di Noto; infatti è in corso l'inserimento insieme ai comuni di mway4Mazzarino e mway8Acireale.
Architetture religiose
Basilica di Santa Maria Maggiore
La basilica mwazgsettecentesca venne progettata dall'architetto di mwazkNoto mwazoVincenzo Sinatra e vi è aggiunto un porticato con 23 passaggi che delimita la piazza. L'interno, a tre mwazsnavate, conserva una decorazione in mwazwstucco opera di Giuseppe e Giovanni Gianforma e affreschi del mwaz01765 di mwaz4Olivio Sozzi. Ospita la statua del mwaz8Cristo Flagellato alla Colonna e quella di mwaaaMaria Assunta in cielo che vennero qui trasferite dopo essersi salvate dal terremoto e che sono oggetto di particolare venerazione, individualmente, durante i riti della mwaaesettimana santa e mwaaiferragosto.
Basilica della Santissima Annunziata
La basilica venne costruita dopo il terremoto a partire dal mwabe1704, in sostituzione dell'omonimo edificio distrutto nell'antica mwabiSpaccaforno, oggi nel parco Forza.
All'interno conserva la decorazione a stucco in stile mwabqrococò del palermitano Giuseppe Gianforma e ospita alcune opere salvatesi dalle distruzioni del sisma: una mwabuAdorazione dei Magi e una tavola dellmwaby'mwabcAnnunciazione del mwabg1550. Contiene il mwabksettecentesco mwaboCristo con la Croce dello scultore Guarino da Noto, un gruppo scultoreo in legno con il mwabwCristo e due Giudei, anch'esso oggetto di particolarissima devozione da parte degli Ispicesi durante la Settimana Santa.
Chiesa madre di San Bartolomeo
La chiesa madre, consacrata a san Bartolomeo, venne ricostruita dopo il terremoto a partire dal mwacm1750 e completata nel corso di un secolo e mezzo. Esternamente è preceduta da una doppia scalinata che la eleva rispetto alla piazza antistante. La facciata coniuga elementi tardo-mwacqbarocchi con altri mwacuneoclassici. L'interno è suddiviso in tre mwacynavate da pilastri di ordine tuscanico. Conserva all'interno il monumento funebre di don Giovanni Statella Caruso ed un pregevole altare del Crocifisso in marmi policromi entrambi del XVII secolo, oltre ad un antico crocifisso ligneo. Questo mwaccCrocifisso, dipinto su croce lignea (sec. XV), presenta un'interessante iconografia tardobizantina. Il Cristo nudo, con perizoma, dai tratti anatomici schematizzati, ha una testa reclinata in avanti all´interno di un nimbo sporgente dal piano ligneo.
Nelle estremità dei bracci della croce sono rappresentati Maria (a sinistra), Giovanni (a destra) e il pellicano in alto. Nella lettera di donazione alla chiesa la marchesa Pilegra, vedova Statella, nel 1738, scrive: «credo esser opera di Trapani».
L'altare principale è arricchito della pala d'altare mwacoIl martirio di san Bartolomeo del pittore Rodolfo Cristina, realizzato nel 1964.
Chiesa Madonna del monte Carmelo
Il complesso della chiesa e dell'ex convento del Carmine risale al mwade1534. La sua struttura architettonica viene, via via, ad essere definita lungo tutto il Seicento con 18 celle per i frati e gli altri locali di servizio. Ridotto in macerie a causa del terremoto del 1693 viene riedificato unitamente alla chiesa nel '700. Il prospetto della chiesa comprende artigianali bassorilievi di stile rinascimentale databili tra la seconda metà del sec. XVI e la prima metà del secolo XVII. Un putto reggicartiglio sull'arco d'ingresso reca la data mwadi1632 mentre tra lo stemma carmelitano e la base della nicchia con la statua della Madonna del Carmelo si legge la data di una ristrutturazione della facciata, mwadm1730. La fisionomia attuale viene definita alla fine dell'Ottocento con la realizzazione della cella campanaria. Nel complesso è un risultato di continue integrazioni col riutilizzo di frammenti architettonici legati al momento tardorinascimentale. La chiesa ospita il simulacro della Beata Vergine Maria del monte Carmelo, patrona della città.cite-ref-22[22]
Altre chiese e conventi
• Chiesa della mwad8Madonna delle Graziecite-ref-23[23].
• Chiesa di mwaeuSan Giuseppecite-ref-24[24].
• Convento e chiesa di Santa Maria del Gesù dei mwaesMinori Osservanti di San Francesco
• Chiesa di mwae0Sant'Antonio Abate
• Chiesa di mwae8Sant'Anna
• Chiesa di mwafeSan Biagio
Architetture civili
Palazzo Bruno di Belmonte
Il palazzo in stile mwafkliberty più importante della mwafoprovincia fu commissionato dall'on.le Pietro Bruno di Belmonte all'architetto palermitano mwafsErnesto Basile, dal mwafw1906. Non divenne mai dimora della famiglia Bruno di Belmonte, considerata la famiglia più importante della città dell'inizio del secolo scorso, in quanto il palazzo non fu mai completato per lo scoppio della Grande Guerra, poi nel 1918, per la morte di Giovanna Modica di San Giovanni, moglie amatissima dell'on.le Pietro e infine nel 1921 per la morte dello stesso Pietro. Solo una parte fu completata e resa abitabile dopo il 1921 (l'architetto Basile da quattro piani dovette ricavare cinque quote) quella dell'ultimo figlio dell'On.le Pietro, il barone Giambattista, dove però visse solo la sorella Preziosa, unica tra i figli dell'on.le Pietro a rimanere a Spaccaforno (gli altri si erano trasferiti a Roma, Firenze, Napoli e Catania). Dal mwaf01975, dopo la vendita al Comune dei primi tre piani da parte di alcuni eredi dei figli dell'on.le Pietro, il palazzo è divenuto sede municipale. L'acquisto è stato completato solo nel 1978 con la vendita al Comune anche del quarto e ultimo piano.
«Il palazzo con la sua arcaica identità di un vero e proprio castello, spicca nel paesaggio urbano e sembra rappresentare la contraddittorietà della sua terra, divisa tra il torpore di un persistente medioevo e la volontà di superare nella cultura, nell’intelligenza e nei legami con il continente la condizione insulare e la sua intramontabile arcaicità»
Palazzo Cavalier Antonio Bruno
Il palazzo è posto ad angolo in piazza dell'Unità d'Italia ed è stato realizzato nel primo ventennio del mwaguXX secolo su progetto dell'architetto mwagyPaolo Lanzerotti di mwagcCatania. L'edificio presenta un primo ordine a bugne lisce. Il primo piano comprende una successione di balconcini sovrastati da finestre con timpano triangolare spezzato. Le balaustre dei balconcini e quelle sistemate sopra la cornice di coronamento alleggeriscono la struttura. L'uniformità volumetrica viene dinamizzata da una loggia a serliana posta nel primo piano del cantonale e dalla sovrastante torre. Il motivo della torre sarà ricorrente anche in diverse ville dell'area iblea. L'edificio, pur risentendo del mwaggliberty di Palazzo Bruno di Belmonte (sede municipale), per l'unione degli elementi architettonici di derivazione classicista, è più legato alla cultura architettonica eclettica della seconda metà dell´Ottocento.
Altri palazzi
• In piazza Unità d'Italia (già Regina Margherita) plesso scolastico "L. Einaudi" e torre dell'Orologio (epoca fascista);
• Ex mercato in corso Umberto che si inserisce nell'architettura sociale del mwaharegime fascista;
• Palazzo Modica disegnato dall'architetto catanese mwahmPaolo Lanzerotti;
• Palazzo Latino
• Palazzo Gambuzza
• Palazzo Zuccaro
Siti archeologici
Cava Ispica
La mwaiaCava Ispica è la più importante delle "cave" (profonda valle scavata dall'erosione dell'acqua) nella Sicilia orientale. Lunga 13mwaie km si estende nel territorio dei comuni di mwaiiModica, di Ispica stessa e di mwaimRosolini. È attraversata da un torrente che prende diversi nomi: Pernamazzoni all'ingresso e Busaitone all'uscita.
Vi si trovano una serie di abitazioni rupestri ed è stata abitata dalla mwaiupreistoria all'mwaiyOttocento. Le varie fasi si sovrappongono l'una all'altra.
Parco archeologico della Forza
Situato presso lo sbocco sud-orientale nella bassa Cava Ispica, il toponimo attuale della località, "Forza", deriva dalla corruzione volgare di mwajeFortilitium, ossia "piccola fortezza". Sullo sperone roccioso sorgeva infatti la dimora fortificata dei feudatari della famiglia Statella. Ai piedi del castello si trovava l'antico abitato di Spaccaforno: entrambi vennero distrutti dal terremoto del 1693.
La zona ha restituito tracce di frequentazione a partire dalla prima mwajmetà del bronzo (reperti ceramici rinvenuti in corrispondenza dell'attuale ingresso). L'Antiquarium del parco ospita reperti tra la prima metà del bronzo e il mwajq1693.
Il parco è raggiungibile per mezzo di una discesa scavata nella roccia ("cento scale") che parte da Cava Ispica, lungo la quale sono visibili tracce di affreschi bizantini e tombe.
Catacombe di San Marco
Le catacombe di San Marco, a 2mwajg km dal centro abitato costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana.
Necropoli di Contrada Crocefia
Il 2 novembre 2013, a circa 3mwajs km dal centro abitato verso Modica e a 300 metri dal lato ovest di mwajwCava Ispica, durante una battuta di caccia è stata casualmente rinvenuta una necropoli fino ad allora ignota alla letteratura locale.cite-ref-25[25] La Soprintendenza di mwakeRagusa ha stabilito che la necropoli risale al periodo mwakitardo-antico. La necropoli conta circa 20 loculi funebri, tutti rivolti ad est. Nello stesso sito e nelle sue prossimità sono state rinvenute anche diverse lastre di copertura. Si tratta dell'ultima necropoli fino ad oggi rinvenuta in territorio ispicese. L'intera area, con provvedimento della Soprintendenza di Ragusa, è stata sottoposta a tutela archeologica.cite-ref-26[26]
Aree naturali
Costa
Il territorio comunale comprende 13mwak8 km di costa, tra i comuni di mwalaPozzallo e di mwalePachino, con spiagge di sabbia fine e mwalidune a cui si sostituiscono tratti alti e rocciosi. Nel corso degli ultimi anni a causa degli effetti del Porto di Pozzallo le spiagge del territorio di Ispica si sono lievemente ridotte.
Sul litorale di Ispica si trovano diverse località balneari, tra le quali la mwalqfrazione di mwaluSanta Maria del Focallo (mwalyBandiera Blu mwalc2011), la quale prende il nome da una chiesetta costiera andata distrutta nel terremoto del mwalg1693, e Punta Ciriga, caratterizzata dalla costa rocciosa, con insenature sabbiose, e dalla presenza di faraglioni.
Il tratto di mare antistante fu teatro della tempesta che colse lungo la via del ritorno la flotta romana inviata in aiuto ad mwaloAttilio Regolo durante la mwalsprima guerra punica e la distrusse. In epoca romano-imperiale e bizantina l'approdo di Porto Ulisse fu uno scalo commerciale sulle rotte dalla Grecia e dall'Egitto verso Romacite-ref-trigilia-12-2[12]. Sul litorale di Ispica sbarcarono il 10 luglio del mwama1943 le truppe mwamealleate dando inizio alla Liberazione dell'Italia.
Pantani Bruno e Longarini
I pantani Bruno e Longarini si trovano nell'estremità meridionale del territorio comunale e sono dei mwamulaghi di acqua salmastra separati dal mare soltanto da dune di sabbia. Sono mwamyhabitat per la mwamcmacchia mediterranea e ospitano la sosta degli uccelli in mwamgmigrazione, quali mwamkgallinelle d'acqua e mwamogermani reali ed altri. In base alle stagioni è possibile osservare il mwamsfistione turco, i mwamwforapaglie, i mwam0migliarini di palude e i mwam4cannareccioni e talvolta esemplari di mwam8aironi, mwanacicogne e mwanefenicottericite-ref-27[27].
Società
Evoluzione demografica
Popolazione
Ispica ha conosciuto un'ampia emigrazione durante il mwaooNovecento, prima verso le mwaosAmeriche, successivamente verso l'mwaowEuropa settentrionale (soprattutto in mwao0Germania e mwao4Belgio). Al 1 gennaio mwao82007cite-ref-istat-29-1[29] contava 575 residenti stranieri, circa il 3,82% della popolazione totale.
Il comune, da alcuni anni conosce, come la maggior parte dei comuni ragusani, una lieve crescita di popolazione. Infatti la provincia dal mwapu1982 al mwapy2001 ha fatto riscontrare un incremento pari al 7,6%, dovuta da una parte ad un aumento del tasso di natalità al quale si aggiunge il flusso turistico e l'occupazione principalmente nel mondo agricolo. La crescita è rallentata dal fatto che molti giovani decidono di perfezionare gli studi universitari in città del centro-nord, soprattutto mwapcMilano, mwapgPisa e mwapkRoma e non rientrano dopo essersi laureati.
Lingue e dialetti
Oltre alla mwaqilingua ufficiale italiana, a Ispica si parla la mwaqmlingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle mwaqqlingue romanze e classificato nel mwaqugruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'mwaqyisola, la cui centralità nel mwaqcmar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.
Tradizioni e folclore
Riti della Settimana Santa
Come in altre località siciliane, anche a Ispica si svolgono i mwargriti della Settimana Santa. Le mwarkconfraternite, in particolare quelle della Santissima Annunziata e di Santa Maria Maggiorecite-ref-30[30], una volta antagoniste ed in competizione, si occupano di organizzarli.
Cultura
Letteratura
Spaccaforno fece da sfondo ad alcune opere mwasiveriste di fine mwasmOttocento di mwasqGiovanni Verga e mwasuLuigi Capuana. Quest'ultimo soggiornò nel convento del Carmine per un breve periodo per affari legati alla sua carica di sindaco di mwasyMineo e ambientò a Ispica alcuni dei suoi racconti, descrivendo in maniera precisa luoghi e tradizioni, che si intrecciano con le storie dei suoi personaggi. Vi sono ambientati il racconto mwascmwasgProfumo, dove Ispica è rappresentata come la cittadina siciliana di Marzallo, e il romanzo mwaskmwasoIl marchese di Roccaverdina, collocato nella Spaccaforno contadina e feudale.
«
…-«Ecco Marzallo!»
(Ispica, ndr)
Anche Eugenia accostò la faccia allo sportello per guardare.
In alto, in cima alla roccia che scendeva a picco, si scorgevano, illuminati dal sole, i campanili, le cupole delle chiese, le facciate bianche e i tetti scuri di un gruppo di case affacciate proprio all'orlo del precipizio e quasi minaccianti di buttarsi giù; e lucide macchie verdi alberi e cespugli, bagnati dalla pioggia, arrampicati tra le sporgenze dei massi drizzantisi minacciosamente su la pianura. Non si capiva in che modo la carrozza avrebbe potuto salire lassù, tanto roccia, campanili, cupole e case sembravano vicini, da potersi toccare col dito.»
(Luigi Capuana, Profumo, 1892)
Istruzione
Biblioteche
Scuole
Sul territorio comunale sono presenti 7 mwatiscuole dell'infanzia, 5 mwatmscuole primarie, 2 mwatqscuole secondarie di primo grado e 2 istituti d'mwatuistruzione secondaria di secondo grado.
Musica
È presente in città il Corpo Bandistico "Città di Ispica", fondato nel 1863, scioltosi nel 1966 e rifondato nel 1974. Al complesso è associata la scuola musicale "Vincenzo Bellini", e dal 2013 anche l'Istituto Musicale "Giuseppe Verdi".cite-ref-31[31]
Cinema
Ispica è stata più volte scelta come set cinematografico e televisivo. La prima grande produzione a interessare la città fu mwauqDivorzio all'italiana (1960) di mwauuPietro Germi, che utilizzò come sfondo il corso Garibaldi. Negli anni successivi altre opere di rilievo sono state girate in città: tra queste mwauyIl viaggio (1974) di mwaucVittorio De Sica con mwaugSophia Loren e mwaukRichard Burton, e mwauoKaos (1984) dei mwausfratelli Taviani.
Negli anni 2000 il territorio è stato nuovamente valorizzato da produzioni nazionali e televisive. mwau0Franco Battiato, al suo esordio dietro la macchina da presa con mwau4Perdutoamor (2002), ambientò alcune sequenze nel loggiato della chiesa di Santa Maria Maggiore, mentre la popolare serie televisiva mwau8Il commissario Montalbano ha più volte utilizzato come location piazza Santissima Annunziata, il loggiato del Sinatra e altri edifici storici. Alla stessa stagione appartengono anche le riprese di mwavaIl capo dei capi (2007) e del film comico mwaveAndiamo a quel paese (2014) di Ficarra e Picone.
In tempi più recenti, la città è stata protagonista delle trasposizioni televisive dei romanzi storici di mwavmAndrea Camilleri: La mossa del cavallo (2017) e La stagione della caccia (2019), che hanno visto il loggiato e la basilica di Santa Maria Maggiore tra le location principali.
L'associazione culturale mwavcIspica da Oscar cura oggi la promozione del patrimonio cinematografico cittadino e delle sue location.cite-ref-32[32]
Economia
Agricoltura
L'economia si basa sull'mwawaagricoltura, con un territorio dedicato a colture intensive. Si è sviluppata la coltivazione di primizie ed ortaggi, tra i quali in particolare mwawepomodori e mwawicarotecite-ref-33[33], che hanno permesso anche lo sviluppo di industrie di trasformazione. Altre produzioni agricole significative sono quelle di mwawcmandorle, mwawgolive, mwawkcarrubbe e mwawovite, con il conseguente sviluppo di oleifici e palmenti.
Ispica fa parte della mwawwregione agraria n. 3 - Colline litoranee di Modica e di diverse associazioni tra comuni:
• Associazione nazionale città del vino;cite-ref-34[34]
• Associazione nazionale città dei sapori;cite-ref-35[35]
• Strada del vino Val di Noto;cite-ref-36[36]
• Strada del vino "Cerasuolo di Vittoria";cite-ref-37[37]
• Patto territoriale "Terre della contea";cite-ref-38[38]
• Distretto culturale sud-est;cite-ref-39[39]
• GAL Terra Barocca.cite-ref-40[40]
Turismo
Il settore mwazkturistico è in crescita grazie ad una serie di iniziative, tra le quali la richiesta di inserimento nei mwazoPatrimoni mondiali dell'umanità dell'mwazsUNESCO tra le "Città tardo-barocche della mwazwVal di Noto"cite-ref-41[41], convenzioni per la promozione turistica e con le guide turistiche provinciali, partecipazioni a manifestazioni, come la giornata di apertura del mwa0eFAI.
Come località balneare è stata segnalata con una vela blu nella guida di mwa0mLegambiente nel mwa0q2010. Invece in ambito internazionale, dal mwa0u2011, con la spiaggia di mwa0ySanta Maria del Focallo, ha trovato conferma della propria qualità ambientale con il riconoscimento della mwa0cBandiera Blucite-ref-42[42]. assegnato dalla mwa0wFondazione per l'Educazione Ambientale (FEE).
Infrastrutture e trasporti
Strade
Ispica si trova sul percorso della mwa1astrada statale 115 Sud Occidentale Sicula, che collega mwa1eTrapani a mwa1iSiracusa. L'uscita autostradale più vicina è quella di Ispica-mwa1mPozzallo, sulla mwa1qAutostrada A18.cite-ref-43[43]
Ferrovie
Ispica è servita dalla mwa1ssua stazione ferroviaria, posta sul percorso della mwa1wlinea ferroviaria Siracusa-Gela-Canicattì.
Aeroporti
Dista circa 104mwa18 km dall'mwa2aaeroporto di Catania-Fontanarossa e 45mwa2e km dall'mwa2iaeroporto di Comiso.
Porti
Lo scalo marittimo più vicino è il mwa2uporto di Pozzallo, a 12mwa2y km, che oltre al traffico mercantile e peschereccio, offre un collegamento passeggeri con mwa2cMalta.
Mobilità urbana
È collegata con mwa2oModica, mwa2sSiracusa e mwa2wCatania dagli autobus dell'mwa20Azienda Siciliana Trasporti (AST).
Amministrazione
Gemellaggi
Sport
Calcio
Le società calcistiche della città sono l'A.S.D. Sportispica, società affiliata al Genoa CFC, l'A.S.D. Arcobaleno Ispica, comprendente mwa38calcio a 5, che milita nel campionato di mwa4aSerie B (calcio a 5), e l'A.S.D. Virtus Ispica, che milita nel campionato di mwa4eEccellenza (calcio).
Pallacanestro
Pallavolo
L'unica società cittadina è l'A.S.D. Athlon Ispica, nata nel 2009 per volontà di coloro che, negli anni 1980, avevano fatto parte del mwa4cG.S. La Tartaruga (mwa4gMobili Amore).
Note
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su comune.ispica.rg.it.
• citereftreccani-itIspica, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.